William Morris: Una riflessione più estesa

Giugno 2016 - Di Pat Antonini

Sarebbe del tutto immotivato, dopo l'analisi dei giorni scorsi, soffermarci ancora sugli aspetti letterari inerenti alla narrativa Fantasy Eroica. È tuttavia necessario,  prima di giungere alla corrente attualità caratterizzata, tra le altre cose, dal confronto tra Donald Trump e Hillary Clinton, che ci induce verso riflessioni schermate dalle visioni ottocentesche del Morris e più in generale ai fatti di fine '800, ribadire molto rapidamente alcuni aspetti letterari già ampiamente espressi qui, dove troverete un'analisi complementare a questa.

Nel romanzo House of the Wolflings, Morris ha posto sui pagani Goti capeggiati da Thiodolf un attributo eroico e identitario, atto a preservare i valori della famiglia e della tradizione contrapposto alla straordinaria potenza tellurica dei Romani, priva dell'attributo eroico individuale e pregna invece dell'individualismo di cinici condottieri politici che guidano la macchina da guerra imperiale contro le eroiche resistenze di Thiodolf. Un quadro -potremmo dire in sintesi - del tutto funzionale ad offrire una metaforica visione del capitalismo e del "reset sociale" della rivoluzione industriale in atto in Inghilterra, sinergica al dilagante darwinismo fondamentalista, in piena guerra con i diritti del lavoro, l'artigianato e l'arte ma anche con l'identità spirituale e folk del popolo.

Anche in The Sundering Flood, lo scrittore britannico ha raffigurato una guerra contro la tirannide retta da un re fantoccio d'una potenza nemica sostenuta da una tossica casta parassitaria di plutocrati mercanti. Osberne Wulfgrimsson, eroe armato della magica spada Broadcleaver, unendosi al condottiero Sir Godrick di Longshaw, si scaglierà contro il nemico salvando, oltre alla sua amata Efhild anche il popolo oppresso dalla spietata "dittatura del profitto", per poi fare un ritorno emozionante e trionfale nell'incantato reame di Wethermel.

Sia in House of the Wolflings che in The Sundering Flood, Morris ha dato la sua visione antimodernista, fondamentale nella genesi della Fantasy e ampiamente ripresa da scrittori come Lord Dunsany, Robert E. Howard, J.R.R. Tolkien e in una diversa declinazione anche da Michael Moorcock. Il grembo antimodernista che ha partorito la Fantasy Eroica si è posto in antitesi al modernismo britannico di romanzi come quelli di Ford Madox Ford,  Orlando di Virginia Woolf; cristallino e assoluto manifesto del concetto di "Fluidità", o come i poemi modernisti del celebre Thomas S. Elliot (Terra Desolata) e David Jones, con il suo In Parenthesis, che addirittura elabora un poema di stampo epico sulla Prima Guerra Mondiale, quindi di epica rinnovata.

Unitamente all'antimodernismo, viene fornita dal Morris anche la rappresentazione della lotta che il socialismo britannico di stampo patriottico, intessuto sulla Art and Crafts, inizialmente supportato dai marxisti, stava conducendo per sopravvivere contro il capitalismo e la scientocrazia ; ovvero forze che premevano alla violenta transizione sociale della rivoluzione industriale già inoltrata. In questa costellazione di eventi è inquadrabile una trasformazione radicale basata sullo scientismo ancor più che sulla scienza, supportata dai bulimici e abissali appetiti del capitalismo internazionalista e da un pervasivo apparato di propaganda che ha usato il darwinismo estremista come macchina d'assedio per secolarizzare ogni aspetto spirituale e religioso della società britannica. Non appare oggi uno scenario poi tanto diverso, come vedremo e come si rende palese dai contenuti propagandistici di ampie parti della politica degli ultimi anni.

 

"..Il sistema ha calpestato l'arte e innalzato il profitto a religione sacra, per il "bene e l'utilità" bisogna distruggere le ragioni che ci fanno vivere..." [1] (William Morris)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Potremmo stupirci di come una vecchia passione come quella per la letteratura Fantasy Eroica, ma anche per quella fantascientifica, possa condurre a scoperchiare mondi fin troppo reali, anche se non meno abissali, siderali e variegati di quelli fantastici. Ma non è poi così sorprendente se si considera quanto la letteratura sia profondamente intimata nella storia e nella società dei popoli e quanto nei suoi corridoi cartacei siano transitate le chiavi critiche delle più importanti fasi sociali. Basti pensare al fatto che serve appena - quasi pescando a caso - ricorrere alla prima opera letteraria della storia dell'umanità, La Saga di Gilgamesh (2500 a.c. circa) per trovare uno dei temi fondamentali di questa riflessione, la transisione sociale dei popoli guidata attraverso le incombense superiori imposte "dall'alto". Gilgamesh è una tipologia di eroe che certamente si allinea ad una parallela figurologica tracciata su una stirpe di eroi messianici di natura divina e non; come Ercole (Greci), Thor (Vichinghi), Gesù Cristo (Palestinesi di Giudea e Galilea), Cu Chulainn (Celti) e potremmo aggiungerne altri. Come loro Gilgamesh dovrà affrontare prove, ma anche un "reset sociale" inflitto dagli dei con il diluvio compiuto su un umanità corrotta e sovrappopolata. L'eroe sumero viola la natura edulcorando mediante sotterfugio la passione genuina e silvestre di Enkidu, per poi riscattarsi diventando con lui intimamente amico. Il re di Uruk ha sicchè il "merito" , nella fattispecie - rispetto a tutti gli altri - di rappresentare due tratti basici dei costituti umani: il rapporto di disequilibrio con la natura e l'escapismo dalla paura della morte rappresentata nella sua saga al massimo della suggestione tanatoica. Potrebbe tuttavia sembrare infantile prendere come punto di riflessione due dei scrittori che il sottoscritto - i cui gusti ben poco interessano - potrebbe annoverare come tra i "due preferiti", ma scopriremo che ciò non è una forzatura e che sia Herbert G. Wells che William Morris sono stati centrali e protagonisti in circostanze che hanno influito direttamente sulla storia odierna. 

Occorre chiarire che già da trent'anni, rispetto alla pubblicazione di House of the Wolflings (1888), il partito della sinistra internazionalista e aristocratica dell'estabilishment britannico: gli Whig, aveva accolto una certa sostanza autoritaria della frazione staccatasi dalla destra dei Tories, fondativa in tale aggregazione per la costituzione del Partito Liberale nel 1858. Un successivo elemento non di scarsa importanza è la nascita d'un sottobosco di Think Tanks di natura internazionalista, oltre che la fondazione della rivista Nature, della Royal Accademy Science e del paramassonico X-Club, ad opera di Thomas Huxley, nonno del più noto Aldous, noto anche per essere il più irriducibile "Bull Dog di Darwin".

Sempre sull'onda veniva fondata La Società della Terra Piatta con la pubblicazione del libro "Cento prove che la terra non è un Globo"; un titolo molto da You Tuber, verrebbe da dire, per essere il 1885. Anche l'Eugenetica era già arma dei laboratori dell'ingegneria sociale di fine '800, ben sposabile con le convinzioni del malthusianesimo e del darwinismo estremista, fenomeno che trovò tra i suoi più strenui oppositori Robert Blatchford che proveniva proprio dalla Art and Crafts di William Morris e da una mentalità socialista e patriottica. Considerando quindi l'estesa riflessione partendo da William Morris è piuttosto facile giungere alla conclusione che tale agitazione di fenomeni siano stati una forza a cavallo dell'ariete darwinista, esacerbata dalle "contro-elìte anti-vittoriane" e dalla loro ingegneria sociale, funzionale allo scardinamento dell'identità folk e spirituale dei popoli britannici e occidentali, pertanto d'una conquista dello spirito delle persone portata a compimento con - perdonerete il paradosso - la "religione dell'ateismo".

Sembrerà provocatorio definire come religione l'ateismo, ed in effetti, se la religione viene intesa come relazione tra l'uomo e il divino, nulla è più sbagliato di questa affermazione. La cosa diventa tuttavia molto più congrua se l'ateismo, l'agnosticismo e il nichilismo, più che religioni, vengono intese come entità "clericali", che riconoscono in una scienza sfrenatamente imprenditoriale e capitalista il suo tempio di credenze e superstizioni, nella propaganda scientista il suo sacerdozio e nel bipolarismo la sua esegesi. Scopriremmo, considerando questi aspetti, che la logica bipolare del bene opposto al male attiva a "pronta presa" nel monoteismo,  ben fraternizza con quella nichilistica e scientista dell'ateismo - basata sulla sopportazione della rinuncia presente per l'orizzonte del "bene futuro" - ed è invece del tutto incompatibile con la più prismatica e multi-prospettica logica del paganesimo, più propensa a considerare caos e ordine in uno scontro multipolare piuttosto che Bene contro Male in un'arena bipolare.

La sensibile sfumatura di differenza risiede, tra le altre cose, in una differente ottica futurologica. Nel paganesimo, il futuro è visto come il miglioramento basato sulle conquiste del presente e della radicazione e conservazione di ciò che si possiede senza contemplare alcun "reset" o riprogrammazione esistenziale, ma nel monoteismo, come nello scientismo e nella tecnocrazia, lo stesso futuro è visto come una promessa di libertà e benessere basate sul sacrificio del presente; sul rendersi pronti alla rinuncia e su un mito, quello del pragmatisco che si oppone all'idealismo, che porta alla assoluta sottomissione all'utilitarismo e quindi anche alla contingente emergenza e alle incombense "difficili ma necessarie";  e nessuna come la regina delle istituzioni tecnocratiche, l'Unione Europea, sostiene il bias cognitivo della rinuncia "dura ma dovuta".

Sacrificare il presente per riscattare il futuro;... Inutile negare che l'ateismo, è in realtà del tutto simile al monoteismo e completamente opposto al paganesimo e che,  l'equilibrio democratico sia più preservabile nella multipolarità di equilibri che non nel bipolarismo.

Wotan, o se preferite, Odino , noto dio del pantheon norreno, con il suo "occhio solo" guardava la realtà per mezzo di "memoria" e "veggenza", ovvero i due corvi Huninn e Muninn, elementi sincroni e simbionti che davano visione posteriore e anteriore ad un futuro di conflitto tra ordine e caos e il risultato che ne scaturiva nella società era una condotta di compiacenza rivolta agli dei che abbracciava valore e onore e che, senza dubbio incoraggiava talvolta gesta avventate o sacrifici di natura - se viene passato il termine - più "romantica" ed eroica, ma non invogliava a sacrifici della propria condizione stabile per un benessere vulnerabile e pericolante del proprio futuro.

Era certamente frequente che i vichinghi si spingessero sulle coste anglosassoni e non solo, guidati da logiche di conquista e razzia. Molto spesso gli stessi gruppi di spedizione finivano al soldo di piccoli baroni o signorotti regionali che preferivano assumerli come "agenzia di sicurezza" piuttosto che subirne il castigo della razzia. Del tutto paradigmatica è in tal senso la fondazione della Guardia Variaga¹ a Costantinopoli. Si tiene conto quindi - giusto per rassicurarvi - che anche i guerrieri politeisti e pagani per eccellenza, come i vichinghi, fossero piegati - come d'altronde la "concorrenza saracena" - a logiche ciniche secondo un'ottica storica e politica. Ma rimane comunque diversa la matrice di fondo a guida dei comportamenti dei guerrieri e dei condottieri pagani.

Nel politeismo in generale, la visione filosofica è rimessa ad un equilibrio multipolare che induce alla conservazione e alla sacralizzazione degli elementi singoli della natura, non a due contrastanti elementi di polarità - bene e male - che invece finalizzano la concezione della natura come apparato di sostegno subalterno all'uomo, in una visione antropocentrica che svilisce il valore della natura e della sacralità delle componenti ambientali. Il Druido, nei Celti che abitavano l'attuale Gran Bretagna, così come il Vigobrete, equivalente figura nei Celti continentali, legalizzava la caccia solo in ristretti segmenti dell'anno, preservava boschi e molte specie animali quando considerati sacri. Al contrario, nel monoteismo, come nella tecnocrazia laica, nulla è più sacro e preservabile, se non un unico concetto "eletto".

Nel caso del monoteismo; il concetto "eletto" è un dio cosmico e intangibile, che tutto vede e tutto controlla come una "microspia" nascosta dietro gli arredi della stanza dove l'anima riflette: La Coscienza. Una "spia" in grado di vedere ogni cosa, dai propri atti impuri a quelli di cospirazione verso il potere costituito dell'autorità.

nel secondo caso invece, nell'ateismo e nella tecnocrazia, il concetto eletto è quello del "progresso", regolato da una scienza clericale, basata sullo stesso controllo esercitato dal succitato "Dio onnivedente e cosmico", in gravissimo conflitto con la democrazia e sempre bulicamente affamato di cambiamenti, ripristini e "rivoluzioni"; nonchè su una logica bipolare che porta inevitabilmente i popoli ad uno stato di emergenza e vulnerabilità. Non esiste alcuna differenza sociale tra Ateismo e Monoteismo, quantomeno prendendo a riferimento quello protestante e giudaico, tralasciando islam e cattolicesimo che maggiormente sono distesi a sovrapposizione del paganesimo (quindi meno soggetti all'estremismo bipolare) e che necessiterebbero, bisogna ammettere, di un'analisi meno sbrigativa.

Che sia quindi chiaro che tali considerazioni non intendono affatto nutrire la presunzione di squalificare il monoteismo, contando che, William Morris, ispiratore principale di queste riflessioni era , seppur a suo personale modo, un appassionato cristiano. Ciò è dimostrato dalla seconda parte della sua opera che diversamente dai romanzi degli Wolfings rappresenta un mondo decisamente più cristiano e monarchico. Si è voluto semplicemente e senza pretese considerare che, in primo luogo, il monoteismo è certamente basato su logiche più lusingabili dalle retoriche del bipolarismo contrariamente al paganesimo e ai politeismi d'alto profilo. In secondo luogo che William Morris, come d'altronde anche Tolkien, pur cristiani, hanno certamente brillato d'un introvertito bagliore pagano nei rispettivi disegni morali, pur essendo molto meno pagani di soggetti come Lord Dunsany o James Branch Cabell.

Ogni transizione sociale, o cambiamento messo a frutto dall'ingegneria sociale è figlio di una guerra psicologica che trova sempre come motore fondamentale una logica basata sul bipolarismo, del tutto clericale, quand'anche atea o scientifica.

Prima di proseguire la riflessione occorre tuttavia ritornare all' inventore del socialismo di stampo patriottico, della narrativa fantasy eroica e della concezione restaurazionista del medioevo che - nel bene e nel male - portò a compimento insieme ai Preraffaeliti come John Ruskin: vale a dire William Morris, stavolta citando il suo romanzo di stampo utopistico Notizie da Nessun Luogo (1891). Il protagonista del romanzo, addormentatosi ad una riunione di socialisti, si risveglia nell'utopia d'un mondo animato da un profondo respiro marxista e bucolico, composto da una natura imperante e da una comunità agreste priva di proprietà privata e burocrazia, di sistema bancario e forze armate. Nel mondo di "Nessun Dove", ovvero una Londra ecologica e utopistica, Morris raffigura un comunismo che germoglia nella sua parte più utopica e ciò avviene dopo ,non a caso, il conflitto divisivo tra anarco-socialisti britannici e marxisti che metterà fine alla Socialist League e quindi al socialismo britannico di stampo patriottico. Nell'utopia del Morris - almeno nella personale lettura del sottoscritto - compare una tanto acuta quanto velata critica all'azione marxista in Inghilterra, ma tralasciando tale dettaglio è respirabile nel romanzo un concetto di Satya Yuga ancor più di quello d'un escapismo utopico, espresso in forma opposta e speculare a Loocking Backward 2000-1888, scritto nel 1888 da Edward Bellamy. Tra le molte cose estrapolabili in Notizie da Nessun Luogo vi è quella di un basamento della sua utopia in nome dei valori che si possiedono già e non come orizzonte ottimistico conquistabile attraverso la rinuncia e la privazione. Lo stesso messaggio è restituito da romanzi come quelli di Jules Verne o Emilio Salgari in Meraviglie del 2000, ed il meccanismo ha dinamiche invece diverse dai più recenti distopisti come George Orwell e Aldous Huxley e sicuramente opposto  a quello del signore assoluto delle distopie: Herbert G. Wells.

Herbert G. Wells

Nei romanzi di fantascienza avventurosa di vecchia concezione come quelli di Giulio Verne e Emilio Salgari, influenzati dai leggermente precedenti romanzi storico-avventurosi di Dumas (in questo caso, Robin Hood su tutti), il futuro veniva posto ad ipotesi sui concetti di scoperta e progresso e di un ottimismo in sospensione, sulla base della radicazione delle conquiste presenti e assodate. Il progresso per Dumas, Verne, Morris e Salgari era basato sulla costruzione del futuro senza recedere mai dalle conquiste ottenute. Qualcosa di diverso e alterato invece è riscontrabile nei primi distopici di Herbert G. Wells, il primo in assoluto, nella fine dell'800, ad ipotizzare un'invasione aliena (La Guerra dei Mondi, 1897) e a scolpire un prodromo dell'umanità che soccombe "all'emergenza superiore" verso il quale ogni cosa deve piegarsi per un bene futuro che promette libertà e benessere; ma solo nella disposizione della sofferenza e del sacrificio.

Le condizioni che Wells creò furono il risultato d'una riplasmazione ideologica a partire da Cyrano de Bergerac e da Giovanni Keplero che offrirono - nelle loro assolute diversità prospettiche- speculazioni fantastiche sulla luna e le sue ipotetiche dinamiche, comprese quelle della vita organica.
Prima di giungere tuttavia all'attualità - finalmente! direte voi - è necessario aggiungere un elemento dove il grande scrittore di fantascienza Herbert G. Wells è assolutamente centrale.

Wells ebbe Thomas Huxley come mentore, fu aperto al penetrante insegnamento di sostenitori dell'eugenetica, del controllo e dell'ingegneria sociale nata ad opera di una cancerogena, ammuffita e perversa "classe ombra" elitaria britannica che guardava contemporaneamente; sia con sdegnoso distacco alle elìte tradizionaliste prettamente vittoriane, imbolsite da un benessere assodato e ormai contratte nella spinta egemonica mondiale; sia con grande timore  ad un mondo in cui molti rivali dell'inghilterra stavano per emergere, tra i quali la Russia, pronta ad essere amica degli Stati Uniti, già intervenuta in favore dell'anti-schiavismo e dell'unionismo nella guerra di secessione sullo sfondo di un segmento storico che va dai prodromi dell'abolizione della schiavitù - ove Lincoln trovava sinergia con lo Zar Alessandro II e con il ministro degli esteri Alexandr Michajlovic Gorchakov -  sino alla rivoluzione cinese del 1911.

Lungo il periodo vittoriano, sebbene caratterizzato anche da innegabile benessere, l'Inghilterra non trovava - almeno secondo la "Contro-elìte di Wells" -  l'efficacia voluta nella sua politica estera, ciò si aggravava se si considerano le complicazioni delle guerre anglo-boere che trovano eguali disastrosi forse solo nella guerra del Vietnam e in pochi altri episodi storici. Probabilmente dal Regno Unito si  guardava con timore agli Stati Uniti in pieno sviluppo economico, ad una Germania in slancio talassocratico e geopolitico e in generale, a stati sovrani che sviluppavano le loro economie e i loro progressi tecnici in maniera autonoma e protezionistica.
In quella che, molto personalisticamente, ammettiamolo pure, abbiamo chiamato "Contro-Elìte di Wells" sono molti i nomi dei quali sarebbe giusto fare menzione, ma costretti a queste sintetiche ristrettezze ne sceglieremo solo tre oltre ai già citati (Thomas Huxley e ed Herbert G. Wells): 1) Bertrand Russel: Ateista e Neopositivista avverso ad ogni forma di religione e tradizione ; 2) Halford Mackinder: conosciuto come il padre della geopolitica, attanagliato dall'incubo dello sviluppo sinergico degli Stati Uniti, della Russia e della Cina; ed infine il più retrospettico del trittico: 3) Cecil Rhodes, affarista dei diamanti, acceso promotore del colonialismo africano.

Cecil Rhodes

 

"Il Colonialismo è Filantropia più il 5%"

(Cecil Rhodes)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sulla base di quanto detto osserviamo come in questo 2016 di campagna elettorale -Donald Trump/Hillary Clinton- compaiano tutti gli elementi che nella seconda metà dell '800 William Morris aveva più d'ogni altro previsto.

Come la malata Contro-Elite di Wells, ripartita nei numerosi think tanks:  X-Club, Coefficent Club, Anglo American Estabilishment, Round Table movement, Fabian Society, sui binari del darwinismo estremista, della Rivoluzione Industriale, dell'Eugenetica, ha sentito la forte esigenza di inchiodare brutalmente i popoli sotto "l'emergenza pericolosa degli stati nazionali egoisti supportati dalle ottuse superstizioni religiose" oggi troviamo, su tutti, nei contenuti delle campagne elettorali dei progressisti della sinistra americana (Obama e H. Clinton), ma non meno nella propaganda della neo-destra "diversamente conservatrice" e nell'unionismo europeo, una retorica basata sull'emergenza riguardante il cambiamento climatico ; la povertà comportata dai debiti e dalle discese del PIL;  il pericolo di "governi autoritari" come la Russia di Putin. Ma come vedremo, i contenuti delle "emergenze" sono ben più vasti.

Come se non bastasse, a questa spaventosa similitudine si aggiungono quattro elementi di assoluta rilevanza verso i quali, a modesto avviso del sottoscritto occorre un'analisi uno ad uno:

1) La nascita di una religione scientifica di stampo tecnocratico (come dimostrano le logiche unioniste europee) basata sull'emergenza "del rinunciare oggi per salvare il domani", narrazione su cui è intessuto tutto il ricamo retorico del "vivere al di sopra delle aspettative e a danno dei poveri del terzo mondo". Una retorica velenosa che insinua l'accusa al popolo d'essere colpevole della povertà e dell'inquinamento, creando un artificiale scontro generazionale tra indolenti giovani che scaricano le colpe sui propri nonni mentre fanno i babbei davanti ad una serie tv americana.

2) Il ritorno dello scenario della guerra di secessione sincrona ad una possibile relazione, se non  amichevole, relativamente cooperativa tra Stati Uniti e Russia, unitamente alla cooperazione assodata tra Russia e Cina, ed in questo si riassumono le paure di Halford Mackinder, inventore della scienza geopolitica e appartenente ai vari Think Tank di cui fece parte Herbert G. Wells e che William Morris aveva previsto e individuato già al suo tempo.

3) Il rafforzamento di ideologie "sovraniste" e protezioniste che, sebbene invise dal 99% dei media crescono giorno dopo giorno.

4) Una transizione tecnologica violenta, non troppo diversa da quella della rivoluzione industriale britannica, ed è quella dell'automazione, delle intelligenze artificiali, delle tecnologie ecologiche e delle valute digitali in concorrenza tra loro, vale a dire le criptovalute.

In questi quattro punti che ho sinteticamente espresso si è voluto rappresentare una assoluta evidenza visibile anche al più scemo del villaggio: ovvero che si sta ricreando uno scenario simile a quello temuto dalla "Contro-Elite di Herbert G. Wells" di fine '800.  Quest'ultima aveva già supportato la schiavitù dei suddisti e, come già ripetuto sopra:  aveva creato un humus marcio di Think Tanks per propagare una rivoluzione clericale scientocratica, darwinista ed eugenetica, sull'onda di quella capitalistica e industriale che William Morris aveva già da tempo delineato prima. Nei suddetti circoli elitari si temeva inoltre una relazione tra Lincoln e lo Zar di Russia così come si temeva l'irruenza vigorosa degli stati sovrani nazionali che si sviluppavano in maniera protezionistica.

L'unica considerazione che manca a questo punto è quella di evidenziare che oggi,  l'eredità della "Contro-Elite di Wells" è raccolta dai "filantropi" del capitalismo globale che investono ormai con grande intensità sulla tecnologia intelligente,  la tecnologia ecologica verde,  farmaci e vaccini,  l'automazione e la robotica compresa quella finalizzata alla guerra.  

Ma prima di esplicitare i quattro punti e giungere al vivo di questa riflessione occorre considerare che appare piuttosto strano come i giornali attribuiscano ai contenuti di Trump e ad una sua possibile vittoria il "pericolo di una minaccia populista di destra", mentre, al contrario gli stessi giornali giudicano invece giusti e assennati i toni delle campagne di Obama (prima) e Hillary Clinton, dove contrariamente a Trump, hanno un solo e unico contenuto:

L'emergenza;...

L'emergenza del debito, l'emergenza dell'islamismo, l'emergenza del fascismo, l'emergenza delle epidemie, l'emergenza climatica, l'emergenza dell'inquinamento, l'emergenza del nazismo, l'emergenza dell'antisemitismo, l'emergenza dell'omofobia, l'emergenza della transessual-fobia,  l'emergenza del maschilismo, l'emergenza delle dittature "simil-Putin",  l'emergenza del complottismo, l'emergenza delle fake-news e molte altre innumerevoli, tra i quali quella degli Alieni che Herbert G. Wells paventava, e che solo una vittoria di Trump impedirebbe.

La strategia consiste nel far comparire una persona "presunta competente" in uno show televisivo o su un palcoscenico credibile (premi letterari, giornali autorevoli) e usare la sua drammaturgia (non ho detto "dramma", noterete) o le sue presunte conoscenze per comunicare al popolo ignaro che bisogna adattarsi ad una di queste "emergenze" sopracitate per un bene futuro, anche a costo di compiere un grande sacrificio. Non importa se questo soggetto, tenendo conto del lungo elenco di emergenze sopracitate, sia uno scienziato, un attore, un medico, una donna maltrattata da un marito maschilista o un giornalista censurato da un "malvagio dittatore" come Putin, quel che conta è che chi oserà contraddirlo sarà da quel momento in poi automaticamente stigmatizzato come eretico. Un fenomeno del genere è sicuramente appartenente più ad una liturgia religiosa globale che non alla scienza o ad una reale competenza in un paese democratico. Queste pericolose abitudini fanno sembrare l'Italia uno stato di inquisizione.

Diversamente dalla morale, nella scienza è vitale che sia in discussione l'attributo della "Verità" perchè questa non diventi religione, come la scienza è effettivamente oggi. Perchè si, avete capito bene, oggi la scienza è una religione!

La disciplina della scienza si basa sul metodo sperimentale e su una serie di esperienze che, analizzate in laboratorio sono poi elette a stadio di sviluppo di una teoria che diventa legge tramite la politica. La politica decide che un tumore diventa asportabile chirurgicamente , ad esempio, da una data massa di cm di ampiezza in poi, tale decisione sarà senza dubbio soggetta ad uno studio e all'ingerenza dell'industria chemioterapica, e non rappresenta la verità assoluta. In Germania e a Cuba i tumori sono asportabili in sala operatoria a differenti grandezze rispetto all'Italia e alla Gran Bretagna, ma non per questo sono sprovvisti di verità e non per questo i morti di tumore sono maggiori, tutt'altro.

Sostenere una presunta verità scientifica assoluta sotto la quale piegare la morale e la democrazia è una forma di clericale tautologia e una dannosa manipolazione in grado di tramutare mostruosamente uno Zeitgeist al "Gagenwärtig". Ciò può solo portare la società ad un regresso distopico. Non è in fin dei conti diverso il concetto secondo il filosofo Paul Karl Feyerabend che, senza dubbio potremmo definire come un intellettuale che fu in grado di raccogliere la torcia di William Morris nel porre contrasto alla scientocrazia.

Paul K. Feyerabend

 

"..Gli scienziati lavorano meglio se sono al di fuori di ogni autorità, compresa l'autorità della ragione.." [2] (Paul K. Feyerabend)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella contestazione intitolata Contro il metodo, il filosofo Paul Feyerabend esaminerà le argomentazioni di Imre Lakatos e definirà la propria formulazione come basata sul suo dissenso contro il metodo alla base della scienza, contestando fin dalla concezione kantiana di scienza intesa come convergenza di verità, arrivando a discutere poi la filosofia della scienza e la nozione stessa di verità. Ciò che esprime Feyerabend è in realtà assolutamente razionale e condivisibile allorchè viene chiarito che non si può affermare come portatrice di verità nessuna scienza e che l'attributo della verità è altresì assegnato dalla politica laddove regna il bisogno o l'interesse di imporla. L'intellettuale austriaco si serve - tra le altre cose - dell'esempio sulla dissonanza che per molto tempo ha regnato tra la teoria della relatività e quella dei quanti  domandandosi:

Paul K. Feyerabend

 

"..Se queste due teorie confliggono tra di loro, come possiamo affermare che la fisica dica la verità? possiamo in realtà raccontare solo un'infinità di storie raccolte nelle prove in laboratorio...ma della verità che cosa possiamo dire? (Paul K. Feyerabend)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell'osservare, all'interno dell'opera di Feyerabend, un Imre Lakatos incarnare in maniera così ferrea i concetti derivati da un ultra-positivismo tecnocratico viene in mente che perfino Gustave Flaubert, in Madame Bovary, per quanto sia ovviamente incline al positivismo di August Comte e per quanto tenda ad incarnare in Emma Bovary tutti i falsi miti (o almeno ritenuti tali dai positivisti) del tardo romanticismo non esprime certamente giudizi leggeri per la rampante borghesia positivista che esce in realtà malconcia, ad un secondo livello di lettura scavato sotto a quello di superficie, da una storia come quella di Madame Bovary.

Sarebbe certamente utile rendersi conto che ogni risoluzione contro ognuna di quelle "emergenze" summenzionate sarà un salasso al corpo già anemico della democrazia e dovranno implicare rinunce alle proprie libertà sulla promessa clericale di un "bene superiore" che non ha nulla di reale o scientifico e che, probabilmente, non curerà mai la malattia e non ridarà mai quella libertà "futura" che progressivamente, ad ogni "incombenza superiore" si perderà. Dovrebbe essere ormai palese che la parola emergenza, come insegna l'11 settembre, ha un significato pericoloso per la democrazia e, se questo non è evidente è probabilmente perchè la società odierna - e su tutti i filistei e fasulli intellettuali, colpevoli - è ormai irrimediabilmente disimpegnata, retta da logiche narcisistiche oltre che profondamente inattiva socialmente anche nel semplice e intimo pensiero privato, troppo disorganica per capire realmente la storia e la letteratura, oltre che incapace d' un approfondimento che vada oltre al costruire opinioni sulla base di "aforismi scroccati". Un male che afflige anche la contro-informazione e la contro-cultura, a ben vedere. Si è costretti infatti a notare come l'informazione alternativa, salvo rarissime isole eccezionali, sia in realtà identica al mainstream e totalmente dannosa.

Ma ora, è tempo di esaminare i quattro punti per giungere rapidamente a conclusione

1) La nascita di una religione scientifica di stampo tecnocratico (come dimostrano le logiche unioniste europee) basata sull'emergenza "del rinunciare oggi per salvare il domani", narrazione su cui è intessuto tutto il ricamo retorico del "vivere al di sopra delle aspettative e a danno dei poveri del terzo mondo". Una retorica velenosa che insinua l'accusa al popolo d'essere colpevole della povertà e dell'inquinamento, creando un artificiale scontro generazionale tra indolenti giovani che scaricano le colpe sui propri nonni mentre fanno i babbei davanti ad una serie tv americana.

L'argomento è stato ampiamente introdotto e in buona parte parte consumato sopra nel sottolineare come l'agnosticismo, l'ateismo, il nichilismo siano in realtà concetti di un clero degenerato, tecnocratico e scientista, basato sulle retoriche del bipolarismo e su quelle della rinuncia del presente per la truffaldina promessa del bene futuro. Nel ribadire ciò occorre tuttavia entrare di nuovo in contatto con la seconda metà dell'800.

Quando la creatura di William Morris; il socialismo britannico di stampo patriottico derivato dalla Art and Crafts, cessò la sua efficacia a causa della spaccatura tra marxisti e anarco-socialisti britannici si originarono componenti frammentarie della sinistra che certamente non erano conformi alla nobiltà del disegno di Morris, tra le quali: I velleitari ed eccentrici anarchici britannici, ma anche i sindacati di Tom Mann, il Clarion ad opera di Robert Blatchford, e il Partito Laburista dello Yorkshire, fondato da Fred Jowett, anch'esso, come Blatchford, proveniente dalla Art and Crafts di William Morris. La frammentazione del socialismo patriottico e l'inconsistenza delle elìte vittoriane tradizionaliste ha fornito a soggetti come Huxley, Mackinder, Russell e Wells la capacità di organizzzare delle fluide e internazionali Contro-Elite anti vittoriane elencate in piccola parte sopra, autrici delle efficaci retoriche "dei valori liberali contro gli egoisti stati totalitari" sostenute da istanze scientiste, liberali e internazionaliste.

Il risultato di queste retoriche è stata la Società delle Nazioni basata su un "internazionalismo liberale e illuminato".

Wells fu grande protagonista e membro prominente della Società delle Nazioni, oltre che - come non è affatto un segreto - fiammeggiante sostenitore di un governo mondiale unico. Parla chiaro a tal proposito il suo saggio Open Conspiracy, scritto, soprattutto in risposta a tutte le resistenze patriottiche che non si erano scalfite con le retoriche liberali e degenerate dell'internazionalismo orchestrate dalle Contro-Elite di Wells e dalla Società delle Nazioni. Ma non meno, Open Conspiracy, rispondeva anche a quei scienziati che avevano preso le distanze dal darwinismo estremista. A dimostrazione di ciò infatti Wells lavorò intensamente con Julian Huxley per creare una "religione artificiale" e scientista, basata sulla tecnocrazia e su un ripristino del darwinismo tramite opere come quelle della serie di Outline of Histories, alle quali partecipò Julian Huxley e che saranno decisive per esalare nuova forza e giungere alla proposta del Neodarwinismo e della Nuova Sintesi Evolutiva.

A ben vedere, anche le successive opere di Wells come World Brain e New World Order, sembrerebbero una risposta ai tentativi di Roosevelt di arginare il potere tecnocratico delle banche e in quei casi, lo scrittore britannico si spinge, con l'uso della fiction, ben oltre a quanto sia Orwell che Huxley siano mai stati in grado di pensare in quanto a futurologia predittiva.

In The Shape of things to come viene costruito un romanzo sci-fi/distopico che descrive un mondo distrutto dalla crisi economica, dalla pandemia di peste e dalla guerra; proprio durante le azioni di Roosevelt e dei suoi contrasti con Londra esplosi nel rifiuto netto di collaborare con La Conferenza di Londra.

Wells, In accompagnamento alla crisi americana concertata alla Conferenza di Londra asservì più che mai il suo talento alla propaganda e all'ingegneria sociale pubblicando opere come, il già citato The Shape of things to Come (Romanzo) World Brain (Saggio) New World Order (Antologia) e altri successivi che consacrano la carriera dello scrittore, autore di grandi romanzi sci-fi ad uno dei più grandi responsabili della manipolazione sociale massiva che influenzerà totalmente il mondo dopo il momento chiave di fine '800, con dirette conseguenze odierne.

Negli Stati Uniti, a seguito della morte di Warren G. Harding, il dirigente massimo di JP Morgan Calvin Coolidge colloborò con Andrew Mellon (allora segretario del tesoro, riconosciuto massone alla Gran Loggia della Pensylvania) per dilatare le bolle speculative deregolamentando le banche, fermando ogni investimento sull'economia reale e configurando schemi di prestiti enormemente vantaggiosi per speculatori e brokers. Vennero applicate politiche di austerity sul popolo, prima e dopo un richiamo al pagamento a tutti gli speculatori e broker che avevano accumulato debito che arrivava a 5,7 miliardi nel 1928. L'esplosione della bolla finanziaria portò al fallimento di 4000 banche, oltre che, ovviamente al crollo dei prezzi , confische di proprietà dei cittadini, suicidi, disoccupazione e, tanto per non farsi mancare nulla, una crisi dell'oro provocata dall'uscita dal Gold Standard da parte di Londra nel 1931.

Con La Conferenza di Londra poco prima accennata, organizzata ufficialmente dalle Nazioni Unite per ricercare una stabilizzazione monetaria e combattere la grande depressione, si cercò di conferire il potere definitivo alle banche centrali e mutilare definitivamente gli stati nazionali da ogni diritto di gestione economica. La rottura con Roosevelt fu infatti definitiva quando quest'ultimo condannò la Conferenza di Londra negando la collaborazione degli Stati Uniti. Il presidente Roosevelt Sostenne in seguito la Commissione Pecorra che portò all'arresto di numerosi broker, speculatori e in generale "stragisti di Wall Street" che manipolarono la Grande Depressione a loro vantaggio. le manovre di Roosevelt, non prive di uno schema di regolamentazione per i gruppi finanziari, ottennero una risalita dalla crisi e non mancarono certo le più bellicose risposte. Roosevelt scampò infatti ad un attentato e il New Deal fu parzialmente sabotato da numerose azioni che, anche a causa delle modeste nozioni di economia e finanza del sottoscritto sarebbero ardue da divulgare ora.

Si potrebbe riassumere tutto con numerose manovre suicide (per lo stato, ben inteso,non certo per i gruppi finanziari) atte a contrastare direttamente il New Deal, unite all'opera della Liberty Accademy America che nacque proprio in opposizione al piano di Roosevelt e, potremmo aggiungere, eterodiretta da Londra. Non si può certo escludere da questo quadro la comparsa di due personaggi, Smedley Butler e il suo Business Plot, e Prescott Bush, nonno e padre dei due - rispettivi all'ordine discendente- Bush che ben conosciamo, comprovato appartenente alla Skull and Bones e condannato insieme alla sua Brown Brothers Harriman ai sensi del Trading With the Enemy Act  per aver commerciato con i nemici tedeschi.

Lungo una linea di riflessione che parte dalla Conferenza di Londra, ma che si cura di considerare anche i fatti riguardanti il tentativo di colpo di stato di stampo fascista di Smedley Butler e il Business Plot appare plausibile una visione ambivalente del Nazismo e del Fascismo , nel riscontrare una parte di essi come potenzialmente diretta da Londra e alimentata - nello specifico del Nazismo - anche dalla finanza degli Stati Uniti. Ma anche una restante parte ben distinta, animata invece dal revanscismo hitleriano, che prende le distanze dai patriottismi dinastici come quello colonialista e monarchico prussiano o quello viennese-asburgico, abbracciando più un nazionalismo di destra socialista patriottico, pangermanico e defocalizzato dal colonialismo, sembrando maggiormente radicato, da un lato all'ovvia parentela con il fascismo mussoliniano, ma dall'altro, come d'altronde anche il socialismo patriottico di sinistra di Morris, con il Nazionalismo Romantico di Lord Tennyson e il Socialismo religioso di Frederick Denison Maurice.

Non senza cautela dovremmo ammettere un fatto che sotto certi aspetti è anche del tutto ovvio; ciò non è certamente diverso dall'idea di William Morris che, potremmo porre a precursore di tutti i socialismi di sinistra di stampo patriottico contraddistinti da valori religiosi e anti-colonialisti, come quelli di Craxi o Sankara. Hitler - a suo particolarissimo modo - non era focalizzato al colonialismo ed era probabilmente di fede pagana.

 

"Lo stato tedesco non ha alcun diritto di cimentarsi in una politica coloniale, ma piuttosto dovrebbe riunire i suoi figli, tedeschi e austriaci in uno stato comune [...] Non siamo noi uguali a tutti gli altri tedeschi? non abbiamo tutti un'unica appartenenza?..."

(Adolf Hitler, Mein Kempf)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pleonastico da specificare che per un socialismo patriottico come quello alla maniera del Morris, l'anticolonialismo e l'anti-impersialismo rappresentarono due imprescindibili basi. Le posizioni di massima durezza critica verso la politica britannica costarono sia a Morris che a Ernest B. Bax la terra bruciata nei rapporti con molti giornali britannici tra cui la Gazzetta di Pall Mall.

 

"..La nostra civiltà tre volte maledetta desidera ardentemente conquistare nuovi mercati e produttori di materia così che le manifatture "civilizzate" siano forzate su di loro. Tutte le guerre intraprese ora, con il pretesto di "missioni civilizzatrici" sono guerre da Imperialismo Vampiro e Colonialismo, premi da riportare al grande mercato mondiale..." (William Morris, tratto da "Facing the Worst of It" pubblicato dalla rivista "Socialism")

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si potrebbe sommariamente concludere, che le quattro materie prime che costituiscono il socialismo di stampo patriottico sono le modifiche di Carlo Pisacane ai contenuti di Giuseppe Mazzini, le modifiche di William Morris ai contenuti di Karl Marx, il nazionalismo romantico di Lord Alfred Tennyson e il Socialismo Cristiano di Frederick Denison Maurice. Aggiungendo altresì che l'antimodernismo il movimento Preraffaelita e quello Medievalista Britannico hanno senza dubbio giocato un ruolo fondamentale nelle forme dei socialismi di stampo patriottico, lo stesso giocato dall'antimodernismo stesso della letteratura Fantasy Eroica. Sono questi gli elementi ad aver creato forse un socialismo patriottico che è scorretto collocare nella destra e nella sinistra, e che è riconoscibile soltanto nell'attributo del patriottismo. Mussolini, Hitler, per la destra ; Sankara, Gheddafi, Craxi e perfino Guevara, per la sinistra, hanno rappresentato nelle loro differenze e ai loro personali modi delle forme di socialismo patriottico. Soggetti inaccostabili, direte voi, ma nel darvi ragione, è necessario puntualizzare che tra loro vi è un elemento comune di cui si estreanea in parte soltanto il fascismo di Mussolini : quello di essere stati regurgitati fuori dalla storia perchè capaci di mettere a nudo la regia imperiale delle Elìte di Londra sul mondo, e il fondamentale anticolonialismo che accumuna tutti, compreso Hitler, ... tutti, eccetto Mussolini.

 

"... Le razze bianche hanno dato le cose peggiori agli indigeni, materialismo, alcolismo, sifilide, fanatismo. Poichè queste popolazioni esotiche nelle zone selvagge del mondo possedevano qualità proprie, sono rimaste pure e immutate"

(Adolf Hitler, Diari del Bunker)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Robert Blatchford, soggetto senza dubbio ambiguo, e che spesso ha cambiato idee in base al momento, è stato un pioniere della lotta contro l'Eugenetica. Egli, pur con tutte le sue stranezze saprebbe senza dubbio spiegare a molti intellettuali odierni che l'Eugenetica è una pratica che comprende maggiormente il linguaggio anglosassone di Herbert G. Wells rispetto a quello tedesco di Hitler. Non è certamente una teoria cospirazionistica quella che riporta alle pratiche eugenetiche inflitte ai nativi americani, comprese le sterilizzazioni forzate delle donne ordinate nello stato dell'Indiana e questo, non lo diciamo certo basandoci sulla tanto famigerata - e mai del tutto confermata - simpatia di Hitler con i nativi americani.

Duplice è la riflessione che portano questo tipo di considerazioni. La prima è quella di carattere attualista, nel riscontrare un'innegabile similitudine tra la questione palestinese e quella dei nativi americani. L'assottigliamento territoriale palestinese sembrerebbe quasi condurre in futuro ad una cartina geografica dei territori palestinesi somigliante ad "quadro puntinista", non diversa da quella delle riserve indiane.  La seconda, di carattere storico è quella di realizzare che la parte del Nazismo eterodiretta da Londra, rivale di quella hitleriana, fu protetta, salvata e ben trattata da Allen Dulles (Fondatore della CIA) nella nota Operazione Graffetta e furono proprio quei nazisti "fedeli a Londra" a dirigere la CIA, i progetti per la Bomba Atomica e tutte le strategie future nei quadri della Gestapo per la Guerra Fredda.

Lo storico guyanese Walter Rodney che, certamente non simpatizzava per i fascismi di vario tipo, ha avuto il merito di divulgare come le pratiche eugenetiche e d'ingegneria sociale fossero state usate nel colonialismo africano e soprattutto nella regione degli African Great Lakes che fu teatro, a seguito delle sconfitta del Secondo Reich ad opera di Belgio e Inghilterra della scissione tra Tutsi e Hutu, scatenando anni e anni di atrabiliari massacri e crudeltà. Rodney spiegò, in fin dei conti, che il colonialismo del Secondo Reich, non era dissimile da una egemonia tributaria di stampo romano antico. Non certo una cosa da plaudire ma, ben diverso è il colonialismo esercitato dal Regno Unito per mezzo dell'ariete belga dove il popolo indigeno del Rwanda-Urundi fu indotto a massacrarsi da conto proprio sulla base d'una divisione etnica totalmente artefatta. Si aggravò poi la situazione, nel rendere molti degli stessi africani  protagonisti e dipendenti dello schiavismo. Bisogna anche riconoscere d'altrone che, quando il Belgio assurgeva a potenza coloniale sul trono sedeva Leopoldo II, di cognome Sassonia-Coburgo-Gotha, vale a dire lo stesso cognome familiare degli Windsor.

Walter Rodney

 

"...Per la maggior parte degli stati capitalisti europei, la schiavitù degli africani aveva raggiunto il suo scopo entro la metà del diciannovesimo secolo; ma per quegli africani che trattavano in cattività, la brusca interruzione del commercio in un dato momento era una crisi della massima portata..."

(Walter Rodney, tratto da How Europe Underdevoloped Africa, 1973)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si riconosce il merito a Rodney di aver chiarito un aspetto fondamentale, ovvero quello che l'Eugenetica è pienamente parte di questo punto che si sta trattando riguardante la nascista di una religione scientifica alle maniere simili di fine '800 , aggiungendo tuttavia che è impossibile parlare di Eugenetica senza accennare all'argomento del colonialismo. Il ruolo del Rodney è tuttavia ambivalente in quanto egli, quale personaggio fondamentale per la nascita dei movimenti del Black Power e del Black Panther, ha avuto anche un riflesso nocivo contribuendo indirettamente al movimento Hutu Power e quindi a quell'ingegneria sociale di stampo anglosassone, basata sull'eugenetica e sulla logica del bipolarismo che lui aveva meritoriamente condannato. Ben poco infatti i Black Power, Black Panther e Hutu Power si imparentano con Martin Luther King o Stokely Carmicheal, ma piuttosto entrano a far parte nel grande disegno di manipolazione massiva nei paradigmi dell'Helter Skelter, di cui tuttavia accenneremo anche dopo.

Scontato dire, giunti a questo punto, che non si esclude la possibilità che i totalitarismi di destra possano essere stati alimentati quindi da Londra da principio, per poi ribellarsi anch'essi al volere plutocratico delle Elìte che proseguirono (lungo il '900) il lavoro eversivo e contro i popoli delle "Contro-Elìte anti-vittoriane" di fine '800. Appare in tal senso paradigmatica l'invocazione di Herbert G. Wells (che ricordiamolo, era progressista socialista di sinistra) ad un "Fascismo Liberale e Illuminato". Anche su Roosevelt stesso tuttavia non è assente certamente una mole di azioni e contenuti controversi e di discontinuità. Se è vero che egli ha combattuto una guerra senza quartiere con il sistema finanziario internazionale condannando la Conferenza di Londra, applicando il New Deal e appoggiando la commissione di Ferdinand Pecorra, appare poi controverso il suo ingresso in guerra e le sue scelte a Bretton Woods.

Herbert G. Wells

 

"Serve un Fascismo Liberale e Illuminato"

(Herbert G. Wells) ²

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tornando tuttavia allo specifico di Shape of Things to Come, non c'è da stupirsi se Wells sia riuscito a creare un prodromo del tanto citato "bipensiero orweliano", (che ormai, abbiam capito essere più wellsiano, per l'appunto, che orwelliano) rappresentando un mondo devastato da pandemie, crisi economiche e guerre, tutte causate dagli "egoisti stati nazionali sovrani". Coloro che invece pongono rimedio a tali piaghe sono una oligarchia eversiva di manipolatori massivi della società ossessionati dall'educare le masse, addirittura ricreando una nuova storia letteraria artificiale e modificando ogni apparato divulgativo ed educativo per mezzo d'una casta di psicologi organici al governo mondiale unico rappresentato nel libro.

Non è ormai complessa da interpretare la schizofrenia d'un pensiero malato e sociopatico come quello di Wells che, incolpava gli stati nazionali di disastri che al contempo la sua elìte proponeva come cura. In World Brain, New World Order, Wells amplia maggiormente le pretese dell'ingegneria sociale, dell'internazionalismo e dell'eugenetica, paventando un ruolo delle Nazioni Unite che escludesse qualsiasi pretesa degli stati sovrani oltre che la creazione d'una lingua unica plasmabile a partire da un inglese "basico e rimaneggiato" a poche centinaia di parole. L'inglese universale di Wells nacque in tempi leggermente postumi aall'Esperanto di Zamenhof.

Nel leggere il tipo di linguaggio e le meccaniche comunicative dei social è inevitabile chiedersi quanto le idee di Wells siano in progresso e quanto di gran lunga sovrapponibili al concetto orwelliano di "Neolingua".

Herbert G. Wells

 

"...senza un'enciclopedia mondiale per tenere assieme la mente degli uomini in qualcosa di simile a una interpretazione comune della realtà, non c'è speranza di nient'altro che una mitigazione accidentale e transitoria di uno qualsiasi dei nostri problemi mondiali"

(Herbert G. Wells) ³

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perfino una mente "poco fantasiosa" sarebbe in grado di rabbrividire come una foglia scossa da una pungente tramontana alle parole di Wells che, lasciano capire come Internet, i Social e una tecnocrazia globale era già in progresso nei laboratori del potere, cosa che però vedremo nel punto 4.

Sarebbe senza dubbio doveroso trattare la scientocrazia e la religione scientifica anche nella prospettiva direttamente inerente a come la Thelema di Aleister Crowley sia stata funzionale allo scientismo, all'acquisizione di potere del satanismo razionalista e alla settorializzazione delle competenze scientifiche sostenendo sia la decadenza dei ruoli generalisti (come quello del medico di base ad esempio) sia la consegna del potere a tecnici anonimi che possiedono le "chiavi delle stanze". Sarebbe altresì non meno importante trattare come, ad esempio, Ron Hubbard, scrittore di Fantascienza fondatore di Scientology, legato a doppio filo ad Anton Lavey (Fondatore della Chiesa Razionalista di Satana) sia rimasto sempre satanista nonostante la sua direzione della religione di Sceintology. Non sarebbe certamente meno vitale esaminare come le Chiese Sataniche del Missouri e dell'Oregon, gestiscano capillarmente il movimento degli Abortisti e degli Antifascisti americani (comprese flange dei Black Power e Black Panther), ma questi sono aspetti di cui oggi non tratteremo.

2) Il ritorno dello scenario della guerra di secessione sincrona ad una possibile relazione, se non  amichevole, relativamente cooperativa tra Stati Uniti e Russia, unitamente alla cooperazione assodata tra Russia e Cina, ed in questo si riassumono le paure di Halford Mackinder, inventore della scienza geopolitica e appartenente ai vari Think Tank di cui fece parte Herbert G. Wells e che William Morris già dapprincipio combatteva.

Halford Mackinder

 

"Chi controlla l'Europa Orientale comanda l'Heartland, chi comanda l'Hertland comanda il World-Island, chi comanda il Word-island comanda il mondo" (Halford Mackinder)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Uscendo dalla cosmesi del bipolarismo mediatico che mostra soltanto due facce d'una medaglia unica è possibile notare che l'elettorato odierno americano  è frammentato e contro-riflesso su più livelli. La reale divisione consiste nel fatto che i democratici godono ovviamente dell'appoggio del centro sinistra filisteo, "aristocratico", moderato e classista, e fin qui tutto è regolare. Tuttavia, anche l'estrema sinistra militante e filo-sionista (come gli Antifascisti americani, il Black power e molte altre associazioni prezzolate di terrorismo suburbano) e la destra (sia estrema che moderata) evangelica protestante, simmonsiana e anch'essa sionista, costituiscono una forza d'appoggio per i Dem. Al contrario, l'elettorato odierno repubblicano, che tuttavia sarebbe più corretto definire ad oggi "Trumpiano" è composto dall'estrema destra cattolica, dall'occultata estrema destra pagana anti-sionista e dal socialismo nazionalista di sinistra costituito per una larga parte da neri e ispanici di origine messicana. Sull'onda d'una tale constatazione non appare affatto eretico dire che Frederick Douglas oggi avrebbe votato Trump per ragioni certamente più introvertite rispetto a quelle ovvie che lo portarono a sostenere Abramo Lincoln.

Non è trascurabile il fatto che l'ingresso di Trump abbia rotto il bipolarismo cosmetico che anima da sempre il defunto dibattito politico degli USA composto semplicemente dalla falsa divisione di una destra liberale contro una sinistra liberale con agende fintamente separate agli interni ma ben sposate agli esteri.  La comparsa di Trump ha creato la reale secessione, del tutto diversa e contro-specchiata rispetto al bipolarismo che siamo soliti vedere negli USA. A questo fattore divisivo si sovrappone quello - potremmo dire - dell'Helter Skelter di Charles Manson che citavamo sopra, vale a dire una potenziale guerra sempre dietro l'angolo tra bianchi e neri statunitensi (anche se la frazione "nera" è in realtà parziale) che è tenuta in vita come asso nella manica dai "gestori" del potere che controllano il terrorismo suburbano americano, composto dai sopracitati Antifascisti Americani, il Black Power e l'estrema destra evangelica e sionista, secondo metodiche e principi non dissimili da quelle che rendono il conservatorismo islamico delle petrol-monarchie, il salafismo, il wahabismo, il jihadismo in generale come "comandi di uno stesso gestore" occidentale e, paradossalmente filo-sionista.

Nell'arco di tre anni, dal 1861 al 1863 lo Zar Alessandro II e Abramo Lincoln trovavano piena sinergia con l'emancipazione e l'eliminazione dello schiavismo dal mondo civile, cosa che irritava l'Inghilterra che nutriva assoluta diffidenza per gli Stati Uniti settentrionali che ambivano ad uno sviluppo tecnico ed economico autonomo e protezionistico. La stessa Inghilterra era interessata invece a rapporti con gli Stati Uniti meridionali, più inclini a crescere con l'assistenza britannica e che producevano cotone, prodotti agricoli e merci fatte dagli schiavi ed esportate verso il Regno Unito.

In sostanza, gli Stati Uniti meridionali non erano rivali del Regno Unito, contrariamente agli Stati Uniti del Nord. Quando Abramo Lincoln chiese aiuto alla Russia, scrivendo una lettera al ministro Garchokov e allo Zar Alessandro II,  quale unica potenza rimasta amica degli Stati Uniti, si erano già esplicitate le minacce dell'inghilterra di una azione militare congiunta con la Francia contro gli Stati Uniti del Nord. La Russia mantenne la parola, dacchè dopo la battaglia di Gettysburg, inviò la sua marina negli USA proteggendo l'unione e impedendo che Inghilterra e Francia intervenissero a favore del Sud e della secessione.⁵ Se la Russia non fosse intervenuta l'Inghilterra avrebbe potuto convincere la Francia a infliggere una azione congiunta a nome della confederazione per rovesciare Lincoln, proseguire con lo schiavismo e portare a compimento la secessione allo scopo di essere l'unica "potenza-arbitro" del sistema economico e industriale. Non siamo così ingenui da pensare che il sostegno alla sovranità degli USA ai tempi di secessione, paragonabile a quello attuale compiuto nel medio oriente in Siria da parte della stessa Russia sia mosso soltanto da affetto o da samaritanismo disinteressato.

Sarà lo stesso Zar Alessandro II a confidare a Wharton Barker infatti che la Russia è intervenuta a favore degli USA poichè la ladership unica della Gran Bretagna al sistema economico e industriale avrebbe al lungo andare danneggiato anche la Russia stessa. In sostanza, lo Zar, ha difeso la sovranità degli Stati Uniti per difendere la multipolarità raggiungendo una posizione non dissimile da quella più attuale di Vladimir Putin. Rimane quindi il concreto fatto storico che tutt'oggi vede la Russia come unica potenza di supporto alle sovranità degli stati e quindi unica potenza a preservare lo stato di diritto e la civiltà umana contro l'ordinatore dei rapporti di forza, su cui - a conti fatti - si basano esclusivamente le potenze euro-atlantiche. A questo proposito ci sarebbe "qualcuno" che avrebbe qualcosa da dire:

 

“Non fatevi ingannare dall'ordine che la nostra società plutocratica mostra esteriormente, le cose vanno come le vecchie norme di guerra nascoste dietro un falso ordine: come è ordinata la marcia del reggimento, come appaiono calmi e rispettabili i sergenti, quanto lucidi e puliti sembrano i cannoni...” [6] (William Morris)

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche su questo tratto scaturisce certamente una non secondaria riflessione. Lo Zar Alessandro II aveva ben compreso che gli Stati Uniti, regressi a stato rurale e agricolo dopo la Guerra d'Indipendenza erano essenzialmente sorretti da un sistema basato sulla schiavitù e che un nuovo sistema economico era necessario per abolirla, quindi sostituirla ed impedire la secessione. Le proposte di Lincoln venivano tanto disprezzate dall'Inghilterra (e le sue Contro-Elìte anti vittoriane, scientocratiche e Wellsiane) quanto apprezzate dallo Zar e dalla Russia. Il mantenimento della manovalanza degli schiavi mal qualificata avrebbe garantito la secessione, l'egemonia talassocratica inglese e un controllo sugli USA.

Se decidessimo - parlando liberamente e con tutte le cautele del caso - che la missione chiamata "sogno americano" sia stata quella di diventare un vero stato, e non "un'entità vagamente somigliante", nata dalla soppressione delle tribù dei nativi americani e dalla schiavitù degli africani, la missione è riuscita solo in parte così come è totalmente fallita quella di Israele. Nel caso di Israele, l'equivalente del "sogno americano" è quello della "ragione atavica della propria legittimazione" ed essa subentra al consumarsi del suo ruolo iniziale, mai concluso tuttavia del tutto, ovvero quello di essere un'arma e una torre di controllo anglo-americana in Medio Oriente. Sarebbe certamente obsoleto, oggi, definire Israele ancora come arma subordinata al mondo anglosassone per il controllo del Medio Oriente, in quanto la realtà parrebbe addirittura involuta se mai possibile. Israele non è in cerca del proprio "sogno di legittimazione" per mezzo della conquista d'una propria identità repubblicana che subentrerebbe all'affrancarsi dal ruolo di colonia bellicosa dell'Inghilterra e degli USA contro gli arabi, bensì per mezzo di un cedimento assoluto a rispondere alla "ragione atavica" di una egemonia territoriale ed esistenziale sui territori arabi, che impone di combattere una "Guerra Reale tra due guerre ipotetiche".

La Guerra reale (quella della legittimazione, combattuta a senso unico, contro i palestinesi) è infatti incastrata tra due guerre ipotetiche (Con l'Iran e con la Siria) non reali ma tuttavia esistenti e in stato "di attesa". Per "Il sogno Americano" degli Stati Uniti la "Guerra Reale" è stata con i Pellerossa, e le due "guerre ipotetiche" sono quelle per il multiculturalismo e l'unionismo. La sua "ragione atavica" è tuttavia quella di "non essere inferiore" all'Europa e alla Russia ed è questo che li ha portati ad una ricerca di dominio muscolare e dimostrativo espresso nevroticamente in ogni campo, da quello militare e tecnologico, a quello del cinema e dell'arte, nella disposizione, se proprio dev'essere, di abbassare addirittura il livello altrui quando troppo alto per essere raggiungibile con le proprie forze. Cosa avvenuta concretamente, ad esempio, con le avanguardie artistiche, nel convincere il mondo che sgocciolare a caso come un incontinente decrepito su una tela a terra (come nella tecnica di pittura dell'Action Painting di Jackson Pollock) fosse arte da imitare e da invidiare, o come tutt'ora avviene con il fenomeno della "scrittura creativa" che pur dando buoni consigli, sembrerebbe talvolta più una religione spersonalizzante, con lo scopo rendere la letteratura una vacca da mungere e al servizio dell'industria televisiva. perfino nel giornalismo si diffondono "standard matematici di leggibilità" sulla costruzione del testo svilendone la complessità. Oggi lo schiavismo è cessato (si fa per dire), l'unionismo e il multiculturalismo degli Stati Uniti sono assodati (anche qui: si fa per dire...), ma il debito imperante sul popolo che è già preso alla gola fin nella culla o al college, la sperimentazione di tecnologie create per minacce agli esteri ma poi estese agli interni (come la sorveglianza tecnologica) sullo stesso popolo americano, ha sostituito tali variabili, ammesso che queste non ritornino in aggiunta come sembra accadere oggi.

Il discorso ha ben poche varianti, a ben vedere, anche nel caso dell'Inghilterra. L'inghilterra ha combattuto le sue "Guerre Reali" con Scozia e Irlanda, in maniere prevaricanti e protrattesi nel tempo che non sono dissimile a quelle dei palestinesi e dei nativi americani. La "Ragione Atavica" è identificabile con l'impero e il dominio talassocratico e le "guerre ipotetiche" siano combattute nell'Europa Continentale. Necessario è infatti, per mantenere la fiamma imperiale in vita è che Francia e Germania siano forti abbastanza - prosciugando le energie vitali dell'Europa Mediterranea - per "odiarsi" e competere tra loro, ma mai abbastanza forti per assurgere come polo definitivo. Potremmo infatti dire che alla "Guerra Reale" dell'ambizione imperiale del Regno Unito rispondono le due "Guerre Ipotetiche" per mantenere un' Europa Mediterranea debole e la competizione Franco-Tedesca sempre viva.

Se la Francia, ad esempio, assurgesse come polo definitivo l'equilibrio si romperebbe, riprenderebbe così la lunga e interminabile linea di guerra di Francia e Inghilterra, iniziata con la medievale guerra dei cent'anni, intervallata certamente dalla guerra dei 30 anni, ma tuttavia proseguita poi in varie forme come la guerra dei 7 anni e le guerre napoleoniche, sino a che qualcuno, proprio come succederà ad Hitler, non trovò a convincere il Bonaparte che il nemico si chiamava Russia. Ragionando anteriormente non sussisteva certo il bisogno di identificare la Russia come nemico prima che questa divenisse un polo e prima che i Vichinghi, nel medioevo, dalla Svezia, non fondassero la Rus' di Kiev e i vari principati Rus' che daranno origine a quello che è oggi la Russia. Ma ragionando posteriormente, c'è stato qualcuno che invece, nonostante Lincoln "volesse bene ai russi", e nonostante i russi volessero degli Stati "Uniti" e non "secessionati" a due, ha convinto in seguito lo Zio Sam che la Russia doveva essere per sempre il grande nemico.

Tanto per concludere il ragionamento che, senza dubbio andrebbe approfondito, è desueto ad oggi dire che Israele e Regno Unito siano subalterni agli USA, entrambi esercitano una presa parassitaria su quest'ultima, espressa, ad esempio attraverso parziale controllo sul parlamento. Non è tuttavia incongruo dire che USA, UK e Israele siano in realtà tre tossici-spacciatori in contemporanea, costretti a farsi e vendersi a vicenda la propria "roba" per non far emergere i numerosi motivi che ci sarebbero per accoltellarsi tra loro. Qualcosa di molto lontano da ciò che sognava Lincoln, potremmo banalmente dire.

La Russia ha salvato gli Stati Uniti come nazione impedendo a Francia e Regno Unito di favorire lo schiavismo e la secessione, ma l'attività di contrasto allo stato americano è stata incessante, gli eredi delle Contro-Elìte britanniche non hanno mai lasciato la presa dal sistema economico, politico e industriale degli Stati Uniti e oggi, il debito, occupa la stessa casella della schiavitù. La missione che Trump cerca di raccogliere e che Putin sta  sostenendo da anni è la stessa di Lincoln e Alessandro II, in un mondo, quello odierno, dove il debito è motore di tutti i sistemi di funzionamento con una conseguenza che presto o tardi sarà tanto fatale quanto ovvia, vale a dire un mondo con due poli estremi: creditori e "cattivi pagatori". Occorrerebbe certo riflettere anche sul Fascismo, sulla Germania e sui cambiamenti del sistema russo ma, dovremmo pur finire questa "Riflessione più estesa da William Morris" prima o poi.

3) Il rafforzamento di ideologie "sovraniste" e protezioniste che, sebbene invise dal 99% dei media massivi del mondo crescono giorno dopo giorno.

Fortunatamente su questo punto vi è ben poco da dire. Sembra evidente come in netta propedeusi al consenso russo di Putin, nasca un'istanza anti-elitarista, un consenso volto alla salvaguardia delle sovranità nazionali e alla tutela della costituzioni, elementi di salute delle nazioni quasi irrimediabilmente compromesse dalle politiche internazionaliste e globaliste. Per quanto una vittoria di Trump possa certamente far scaturire pericoli di dissapori con la Russia in Sud America, e attriti con la Cina riguardo alla Via della Seta e al progetto Made in China 2025 (emesso da Keqiang e Ximping l'anno scorso, 2015, ma probabilmente già pianificato nel 2010) è impensabile non considerare quanto questa abbia maggiori probabilità, se non assolute certezze, di condurre ad una soluzione di pace e dialogo con Putin e perfino con la Cina stessa, oltre che portare una progressiva normalizzazione all'eterno massacro gratuito del Medio Oriente, mai lasciato in pace dall'occidente da tempi immemori.

Le politiche di Trump, in caso di sua vittoria, sarebbero nella visione d'insieme del tutto funzionali alla Russia, mirate a ridimensionare l'espansione cinese, forse anche esacerbando lo screzio sinofobico mediatico, ma al solo fine di rallentare una corsa alle armi rapida della Cina, includendola negli accordi derivativi dal New Start (Aprile 2010) e comportando così il mantenimento da parte della Russia di uno strapotere diplomatico assoluto con il risultato d'impedire una rinnovata guerra fredda, considerando anche che la supremazia diplomatica russa è un elemento fondamentale per la lotta alle sovranità nazionali di tutte le nazioni del mondo.

In caso di vittoria di Hillary Clinton, invece, saremmo probabilmente spettatori di toni morbidi con la Cina da un punto di vista mediatico, la Russia continuerebbe ad essere il nemico numero 1, questo avrebbe un riflesso - che non devo certo spiegare - sulla Siria e sull'Ucraina, ma anche su altri paesi ex sovietici verso quali potrebbe far comodo operare in funzione anti-putin uno dei soliti "reset" o "pseudo-rivoluzioni/rivoluzioni colorate" simili a Maidan. Proseguirebbero le comunicazioni con l'Iran sull'onda dei concetti di Obama che porterebbero per diretta conseguenza il Libano ad una perenne instabilità. Nel permettere quindi all'Iran di competere sul mediterraneo con Israele e Turchia si cercherebbe a quel punto di destabilizzare il Libano e di far digerire una pillola velenosa più difficile: la destabilizzazione della Siria, stato da anni massacrato senza motivi (se non quelli criminali ed egemonici) che incontrerebbe comunque , fortunatamente, l'ostacolo di Putin. Da aggiungere inoltre che con una vittoria di H. Clinton gli USA saranno maggiormente soggetti alle politiche ecologiche verdi, le valute digitali, l'automazione, lo sviluppo dell'intelligenza artificiale (compresa quella a fini bellici) e di tutto il settore digitale e post-industriale.

Tutti elementi, questi menzionati, utili esclusivamente a favorire la retorica dell'Emergenza (Climatica, Ambientale e chissà quali altre), quindi funzionali soltanto a vincolare la Cina in maniera opposta da come si farebbe con Trump, ossia mettere un tappo alla sua crescita inarrestabile con vulnerabili (per non dire ridicoli) accordi basati sull'ecologismo che cadranno dopo due secondi, e l'effetto sarebbe appunto opposto a quello di una guerra comunicativa più nelle corde di Trump; vale a dire una nuova guerra fredda che porterebbe la cina a concentrarsi sull'espansione talassocratica e ad una corsa alle armi rapida che farebbe decadere lo strapotere diplomatico russo. Coloro che hanno ereditato il ruolo della "Contro-Elìte di Wells" e che proseguono il criminale piano di egemonia mondiale sono sostanzialmente interessati a competere con la Cina, ricostituire le dinamiche di Guerra Fredda e non rallentare la sua corsa alle armi perchè ciò arrecherà , al lungo andare, in un modo o l'altro, un potenziale danno alla Russia e alla Siria. Tali considerazioni forniscono certamente diverse ottiche di analisi ai missili lanciati sull'ambasciata cinese del 1999 (Sotto la presidenza di Bill Clinton) a Belgrado con Milosevic alla guida della Serbia.⁶ 

La Cina non rappresenta, a ben vedere, un vero polo, ma solo un competitore per la leadership di un medesimo sistema malato. Agli eredi della "Contro-Elìte di Wells" potrebbe anche solleticare l'idea di sostituire Pechino con Washington e di erodere l'area del dollaro proprio sotto una presidenza di Trump, gesto che erroneamente sarebbe plaudito, soprattutto dalle sinistre, comprese quelle sovraniste. A voler essere precisi erano proprio soggetti filo-sionisti e progressisti come Sidney Rittenberg a volere una Cina in competizione con una Russia in fase di "Destalinizzazione" ed è inquadrabile in questi termini la crisi sino-sovietica. Una mossa, che sembrerebbe preparare una Cina verso un ruolo protagonistico nei paradigmi del "governo unico mondiale" tanto voluto da Herbert G. Wells dato che è proprio il bulimico gigantismo cinese a rendere oggi fallimentari tutti i dogmi e la falsa scienza del globalismo legati alle conferenze di Rio de Janeiro (1992), Seattle (1999), e di Cancun (2010).

Ironico il fatto che Wells non amasse affatto i russi, tuttavia ha amato - e bisogna farsi spiegare come -Sia Trotsky che Stalin (ma anche Gorkij). Al contrario, quasi tutti gli scrittori anglosassoni di sinistra - compreso il comunista e filocastrista Ernest Hemingway - odiano il monarchico e cristiano Fedor Dostoevskij che, si può affermare pur senza contro-verifica, avrebbe amato alla follia Vladimir Putin. Al contempo lo stesso Hemingway, pur, come appena detto, filocastrista e Comunista, ha amato Mussolini, che definì "un grande" e "non quel mostro che tutti dipingono", anche se la cotta durò poco, Hemingway ritrattò subito dicendo che il duce era un "grande Bluff". Dato che risulta ormai impossibile chiedere il perchè a Wells della sua stima verso Stalin nè ad Hemingway di quella ritrattata verso Mussolini, siamo a costretti a concludere che l'unica opinione che appare reale e coerente è anche l'unica, purtroppo, non verificabile, ovvero che Dostoevskij amerebbe Putin.

Ma tornando a noi:

Al contrario della Cina, la Russia invece è sempre stata un'alternativa, una risposta diversa a quella univoca elargita da un occidente decadente e recrudescente nel ristagnare alla sua nefasta perversione, che inganna i propri popoli con la fasulla retorica dell'emergenza e del liberalismo illuminato cercando di instillare con la sua marcia ingegneria sociale creata dalle elìte Herbert G. Wells la convinzione che non esiste qualcosa di diverso. La Russia è la prova della falsità occidentale, e che esiste quel qualcosa di diverso...; di diverso rispetto alla pseudo-scienza religiosa del mondo euro-atlantico. Esiste quell'alternativa con Putin parimenti a come esisteva con lo Zar Alessandro II ed è anche per questo che con Trump (come lo fu per Lincoln), si avverano gli incubi di Wells e di Mackinder. Le sole cose che decideranno se la Cina sarà o meno trascinata nell'abisso dei sistemi occidentali - pur nel ruolo di temporaneo leader tecnologico -saranno:

1) Quanto la Russia rimarrà potente da un punto di vista diplomatico, cosa che è collegata a come si svilupperà la nuova guerra fredda tra USA e Cina.

2) Quanto i valori identitari cinesi sono al momento secolarizzati o presenti nella società 3) Quanto le Elìte Anglosassoni globaliste sono disposte a mediare con la cina il dumping del dollaro.

Lungi il voler essere polemici ma appare deludente il fatto che i giornalisti, compresi analisti geopolitici della contro-informazione e dei quotidiani non capiscano questo meccanismo che si ripropone quasi simmetricamente al segmento di fine '800 (a partire dalle battaglie sociali di William Morris) e si ostinino a considerare una vittoria di Trump come sostanzialmente uguale a quella della Clinton. Potremmo inquadrare anche questo assoluto disimpegno e fallimento degli intellettuali in maniera sia psico-religiosa che storica. L'intellettuale odierno che, mantiene di tale ruolo solo le forme, abbandonandone in via assoluta le sostanze, desidera dissociarsi da una figura come Trump per preservare la propria aura schizzinosa e salottista. potremmo riassumere tutto semplicemente dicendo che:

Gli intellettuali di oggi non fanno proprio paura a nessuno!

Ma è tempo di affrontare ora l'ultimo punto:

4) Una transizione tecnologica violenta, non troppo diversa da quella della rivoluzione industriale britannica, ed è quella dell'automazione, delle intelligenze artificiali, delle tecnologie ecologiche e delle valute digitali in concorrenza tra loro, vale a dire le criptovalute.

I contenuti delle campagne elettorali dei partiti progressisti e liberali che, per comodità, riuniamo nel paradigmatico esempio del Partito Democratico americano, non sono ovviamente gli unici segnali della "religione ateista e scientifica" e della transizione sociale simile a quella della rivoluzione industriale, eugenetica, darwinista nell'Inghilterra di fine 800. Al contrario sono molti i segnali,  talvolta nascosti in punti insignificanti della nostra quotidianità. Sopra, abbiamo chiarito il discorso sulla retorica "dell'emergenza presente per il bene futuro"; l'altro aspetto è quello di un incremento incredibile dello sviluppo della robotica, dell'intelligenza artificiale, dell'automazione e delle valute digitali.

Nascono come funghi divulgatori, influencer, youtuber, blogger, advertiser (e via discorrendo) che propinano libri (ovviamente con loro codici sconto amazon) e consigliano come dedicarsi al trading, al broking e che spiegano davanti alle loro webcam dalle loro camerette piene di scatole degli "Unboxing" cosa sono i Bitcoin, cosa sono le criptovalute e come si è sviluppato il mito di Satoshi Nakamoto. Questi soggetti, su You Tube sono anch'essi del tutto religiosi (oltre che "gran maestri" del culto dello scrocco e dell'accattonaggio) corrispondono infatti a dei guru che, a dispetto di una rispettabile facciata degna d'uno yuppie ammuffito, non sono poi diversi dal mago Nascimento protagonista delle puntate di Striscia la Notizia nel caso "Wanna Marchi". Non serve certamente un genio per capire che tali personaggi di You Tube, contraddistinti da una tangibile nullità sociale e culturale,  non possono assolutamente spiegare al popolo come condurre una tempestosa e violenta transizione, quella della rivoluzione digitale, che interesserà la sanità, il lavoro e l'industria, essendo quest'ultimi totalmente allo scuro della storia di fine '800, delle connessioni letterarie e sociali correlate ad una costellazione di fenomeni storici che comprendono: La Rivoluzione industriale inglese, La Rivoluzione Cinese, La Guerra di Secessione, La Prima e la Seconda Guerra Mondiale; e abbracciano: Il Darwinismo, le Contro-Elìte anti vittoriane (come quelle di Herbert G. Wells); il Neodarwinismo, vale a dire un volume di fatti e luoghi storici che nella personale modestia del sottoscritto sono stati considerati nel prendere a punto di principio della riflessione quelli che - nella più banale e infantile semplicità - sono due degli scrittori preferiti: William Morris e la sua assoluta antitesi: Herbert G. Wells. Perfino con conoscenze degne di Alessandro Barbero di ciascuno di questi elementi storici è arduo spiegare come affrontare la rivoluzione post-industriale come lo fu per Morris con quella industriale. Dovrebbe quindi essere capito al volo che non sono dei soggetti su You Tube (come d'altronde neanche il sottoscritto) a poter spiegare l'onda che sta travolgendo il mondo della sanità, della tecnologia e dell'industria. Curioso tuttavia che è proprio Vernor Vinge, colui che ha profetizzato le criptovalute nel romanzo del 1981 True Names a dirci:...

Vernor Vinge


“Così tanta tecnologia... così poco talento!”

(Vernor Vinge) [3]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 ...Ma ovviamente, i cultori e collezionisti dei mitici Urania e Serie Cosmo, sono troppo occupati a cercare a peso d'oro i numeri mancanti per accorgersi di ciò che contengono all'interno quelli che - magari - già posseggono.

Risaputo è che il nome fittizio Satoshi Nakamoto (Fantomatico inventore delle Criptovalute) nasconda una equipe "misteriosa" di personaggi intenti a portare avanti gli sviluppi dell'economia digitale. Alcuni gossip dell'internet riconducono lo pseudonimo nipponico a personaggi come Bill Gates, Elon Musk, Mark Zuckerberg, ovvero dei frontmen, o per meglio dire degli "Avatar", nel migliore dei casi bravi imprenditori, nel peggiore soggetti essenzialmente incompetenti o indebitati, coinvolti nei club elitari globali per svariate cause; legami famigliari, appartenze universitarie, ricatti di varia forma; comandati quindi a bacchetta, compratori del ruolo risonante di "geni" o "Nerd che ce l'hanno fatta" con la moneta tintinnante della sottomissione assoluta e totale, soprattutto negli investimenti da portare avanti. Potremmo stupirci infatti fino ad un certo punto per Blue Origin, Space X su cui investono soggetti come Gates, Bezos o Musk, ma ben più misterioso è che taluni debbano necessariamente investire in settori, ad esempio, come quello farmacologico o dei vaccini, assumendosi rischi incredibili e finendo in gineprai legali da cui ovviamente vengono sempre salvati, ma che ne compromettono l'immagine irreversibilmente. Non è quindi difficile dedurre che gli investimenti dei soggetti come Zuckerberg, Gates, Musk, soprattutto riguardanti la farmacologia e i vaccini, siano totalmente eterodiretti e strumento indicativo per capire la loro sottomissione.

Vernor Vinge - True Names

 

"È degno di nota il fatto che la risposta a ogni tragedia o minaccia pubblica nell'America moderna sembra implicare un invito ai cittadini a rinunciare a una parte maggiore dei loro diritti" [4] (Vernor Vinge)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non fa eccezione la criptovaluta, parte di questo volume di investimenti, legata alle "rivoluzioni" tecnologiche postume al 4G, che come sempre sono ideate per esigenze agli esteri (militari) ma poi, per un motivo o l'altro, estesi agli interni e ai civili; ed in questo bisogna dire che il popolo degli Stati Uniti è tutto fuorchè privilegiato. La Criptovaluta fa il suo ingresso nella storia ben prima di Satoshi Nakamoto, bensì affondando le radici negli ambienti Punk e anarchici degli anni '80 come quelli di Tim May e la sua Electronic Mailing List.  Già nel 1981, Vernor Vinge pubblicava il romanzo True Names (Uscito in Italia per la editrice Nord) dove la criptovaluta e il cripto-anarchismo venivano brillantemente profetizzati e posti come metodo possibile per sfuggire alle tecnocrazie di stati che avrebbero nel futuro imposto dittature basate sulla sorveglianza tecnologica del singolo cittadino. Otto anni più tardi, la rivista The Economist, pubblicava la copertina dedicata a "Phoenix", una ipotetica valuta globale. Se adottassimo , come in uso nel gergo economico, la metafora del "cigno nero" per indicare la crisi, capiremmo già cosa serve per creare quelle ceneri da cui "la fenice", come valuta globale, dovrà rinascere. E quelle ceneri sociali ed economiche hanno sempre il solito nome:...

"Emergenza!"

...e crisi controllata (ma non per questo poco distruttiva).

True Names and Phoenix

 

Giusto per rimettere un po' di ordine ricostruttivo e cercare di inquadrare storicamente questi fatti, è necessario osservare che, dallo Smithsonian Agreement del 1971 e dal petroldollaro due anni più tardi, regolato in base a quanto stabilito a Bretton Woods, la diminuzione dei posti di lavoro nella produzione ha agito in contemporaneità con l'aumento della speculazione finanziaria e dei suoi stili sregolati formando la prima tenaglia di uno "scorpione". Il debito diventato sistemico e normalmente accettato è stata l'altra tenaglia, mentre dalla ghiandola della coda del metaforico scorpione il veleno è stato iniettato tramite "l'outsourcing" ,vale a dire appalti esterni sistematici, che hanno paralizzato le sovranità nazionali oltre che renderle dipendenti da mano d'opera a basso costo e da risorse a prezzi competitivi. Molti non riescono a decidere se questo rappresenti il fallimento o il successo della globalizzazione, più modestamente potremmo rispondere noi dicendo che tutto l'asse di ragionamento varia in base agli intenti iniziali. Sarebbe senza dubbio necessario scorrere dagli anni '50 e '60, attraversare l'epopea di Rockefeller e della Power Corporation. Ma nell'affrettare ogni considerazione potremmo segnare come data iniziale di un cambiamento radicale globale il 1992, nell'Earth Summit di Rio de Janeiro dove furono esternate molte di quelle declinazioni che noi oggi associamo alla globalizzazione. Basti vedere lo strapotere alle ONG e, non meno, una retorica basata sull'emergenza ecologica e sui benefici del digitale. Il prodromo di questi fatti è potenzialmente da ricercare negli anni '70 e nella fondazione di UNEP, che fu coordinata da Maurice Strong (già partecipe con Rockfeller nelle sue attività petrolifere negli anni '50). Strong esercitò il suo ruolo al fianco di soggetti come George Soros che, presumo non abbia bisogno di presentazioni e del meno noto Lord Mark Malloch Brown, nonchè del premio nobel per la pace Lester B. Pearson, nell'organizzare l'avvio canadese degli sviluppi dell'ideologia ambientalistica che oggi ha rimpiazzato la coscienza naturalistica.

William Morris, nella seconda metà dell'800, nutriva ben pochi dubbi sul fatto che le elìte dominanti operassero scientificamente su un impoverimento materiale e morale delle masse. La sua analisi dei rapporti produttivi riflessa sulla società risulta insuperata quand'anche paragonata a quelle di studiosi marxisti e questo perchè derivava anche da Thomas Carlyle e dalla critica al Cash Nexus che appare curioso da rispolverare ora, in una riflessione che vede invece il sopracitato Vernor Vinge, quale preconizzatore visionario della Criptovaluta, a lasciarci con l'ipotesi che quel Cash, che per Carlyle "non è l'unico rapporto uomo a uomo" sia uno degli ultimi ostacoli da eliminare per una transizione verso l'egemonia globale delle elìte scientocratiche, volta anche ad una forma di alienazione che ormai è ben più che materiale per teorici del cospirazionismo.

Thomas Carlyle

 

"Il Cash Nexus non è il solo rapporto uomo con uomo" [5] (Thomas Carlyle)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se nei tempi della Rivoluzione Industriale ottocentesca, Carlyle, come d'altronde Marx ed Engels, poteva vedere nel Cash-Nexus il simbolo più paradigmatico della spersonalizzazione dei rapporti umani, oggi, ai tempi della Rivoluzione Digitale e Post-Industriale, avrebbero visto l'eliminazione del "Cash" come una delle ultime mosse per eliminarli del tutto,... quei rapporti umani.

Appaiono di ben altra portata - non solo perchè di molto antecedenti - le previsioni di William Morris rispetto a quelle di Orwell, Huxley e Wells e dei tanto citati distopisti che molto sono amati dai citazionisti isterici e dagli "scrocca-aforismi" dell'internet odierna. Si presume che non serva spiegare la differenza tra chi intravede derive sociali attingendo solo dalla propria saggezza, fornendo anche una soluzione, rispetto a coloro che invece le raccontano perchè addentro ai Club e ai Think Tanks dei progettatori di quest'ultime, fornendo come unica soluzione quella della rinuncia. Mentre i messaggi dei distopisti sono letti in maniera specchiata e fuorviante, usati a slogan da entrambi le fazioni e rivoltati come una calza d'accusa vicendevole, le parole del Morris appaiono ancora inequivocabili e cristalline, salvo essere molto meno rintracciabili degli arcinoti scrittori come Orwell. Non si può infatti negare che Morris fu in grado di prevedere le forme più nefaste e assistenzialiste del lato peggiore del Welfare State (che molto ci ricorda l'area attivistica di Beppe Grillo), della degenerazione degli intellettuali e dell'arte, d'un regresso culturale che, nella seconda metà dell'800 era certamente più arduo da individuare rispetto ad oggi.

Egli aveva prima d'ogni altro previsto nella fine dell'800 le Guerre Mondiali e i mali che il colonialismo avrebbe portato. Morris cercò di compiere una rivoluzione per contrastare un violento "reset sociale", nella rivoluzione industriale, nel darwinismo e nella tecnocrazia e il suo vero, genuino e naturale anticonformismo non fu compreso, neanche dagli stessi marxisti. Tra gli estremi del Socialismo Patriottico di Morris e quello internazionalista di Wells, si colloca il marxismo,  apparentemente divergente da entrambi; da Morris per le sostanze, da Wells per le forme, ma sottaciutamente propenso a tendere la mano ad uno dei due, e ritengo pleonastico a questo punto spiegare chi sia dei due ad afferrare quella mano.

 

“Il Colonialismo Africano porterà ad una depressione e ad una grande guerra europea e dopo di essa, uno stato di guerra che non finirà mai” [6] (William Morris, 1887)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sia nell'introduzione che nella conclusione di questo testo si avverte l'esigenza di ripetere, molto rapidamente degli elementi dell'analisi letteraria (complementare a questa) su William Morris scritta nei giorni scorsi. Lo storico, pacifista e attivista socialista, Edward Palmer Thompson, nonchè probabilmente il maggior studioso di Morris, ha più volte menzionato una certa riluttanza del socialismo scientifico nel vedere in Morris un leader stabile e convincente. Questa visione si potrebbe certamente anche attribuire agli errori, le intemperanze e le contraddizioni dello scrittore britannico.

 

"Morris, Bax e Aveling sono gli uomini meno adatti di tutta l'Inghilterra ad una organizzazione politica. Morris ha un pensiero confuso e disordinato....".[7]

(Friederich Engels)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Edward Palmer Thompson riconobbe una parte di ragione in Engels senza confutarne la buonafede e senza mettere in discussione che la filosofia di Morris sia complementare e quindi inscindibile dal Marxismo [8]. Ma lo stesso Thompson scrisse che Engels fu incapace di vedere in Morris quella sua superiore e ineguagliabile capacità (dimostrata ampiamente a posteriori, per quanto Morris sia relativamente misconosciuto perfino nella Fantasy, genere che lui ha inventato) di capire e prevedere i cambiamenti sociali. Una saggezza che derivava da profonde conoscenze sociali, storiche e letterarie, da una forte radice patriottica non sposabile con i concetti di internazionalismo, qualsiasi sia la forma in cui esso si presenta, e da un reale e naturale anticonformismo, mai posturale e sempre autentico, probabilmente incomprensibile per il socialismo scientifico e per il marxismo che -bisogna ammettere - ha generato quell'archetipo di anticonformista rivelatosi , per tutto paradosso, il più conformabile.

Non si può negare infatti che la progenie più diretta dello stereotipo anticonformista del marxismo sia in realtà un soggetto che vede dallo svincolo dai valori identitari (Patria, Religione e altri) la promessa della libertà futura e della sublimazione d'un individualismo nichilista che porta più ad essere il nulla che ad essere realmente liberi. Soggetti del genere sono quelli che potremmo identificare con dei "cartine-rizla-boys", bravi ad alzare il pugno sinistro contemporaneamente al click con la mano destra per completare un ordine da amazon, magari di una T-Shirt di Ernesto Guevara o di una bella tazza da latte di Bob Marley (nella quale si verserà caffè americano a spregio della tazzina del caffè italiano), degenerando poi a ritenere perfino la famiglia come uno degli ostacoli vincolanti per conquistare la libertà, come vediamo nell'ultimo stadio odierno, dove i "cartine-rizla-boys" confluiscono nei più incipriati e imbellettati neo-hipster che tutti amano chiamare "radical chic". Qualcosa di molto diverso da quel socialista patriottico, antimodernista, medievalista-romantico e religioso che Morris ha incarnato, salvando, almeno in parte, la sinistra dall'essere il più grande fenomeno manipolativo.

Non stiamo certamente dipingendo il ritratto d'un uomo perfetto, anche William Morris fece i suoi errori, non guidò sempre bene la Lega Socialista, ebbe le sue iniquità, contraddizioni e intemperanze. Innegabile è, ad esempio, che Il suo poema Paradistro Terrestre fruttò successo e fu accolto da quella borghesia filistea che lui includeva tra i molti nemici. Come non menzionare il fatto che i prodotti della sua ditta di decorazione diventarono così accurati e costosi da accedere esclusivamente ai salotti elitari che lui tanto disprezzava. Il suo iniziale successo fu paradossalmente, come sostiene sempre Thompson, il suo più amaro fallimento. Ma vi è una cosa che scagiona totalmente il Morris: che se ne accorse fulmineamente! correggendo reattivamente la sua vita, pertanto rifiutando ricchezza e successo come si rifiuta una vergognosa calunnia... [5]

 

"Non sto facendo altro che finzioni, come le serrature di abbellimento che faceva costruire Luigi XVI....".[6]

(William Morris)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quale genere di intellettuale è quello che, recide il suo successo al punto di principio, quando ben poco vi ha goduto, invece che rimandare le questioni della coscienza e redenzione, al momento della più comoda e panciuta pensione? Non certo lo stesso genere di Roberto Saviano o dei filistei che ogni giorno vediamo su internet, alla TV o su Youtube.

 


Note Bibliografiche, Note Varie, Approfondimenti e Fonti

[1] Arte e Socialismo - (Di Willam Morris, Mimesis, Sisifo, 2015)

[2] Contro il Metodo - (Di Paul Feyerabend, Feltrinelli Editore, BEF/Saggi, 2013)

[3] La Fine dell'Arcobaleno - (Di Vernor Vinge, Mondadori, Urania, 2007)

[4] Il Vero Nome - (Di Vernor Vinge, Editrice Nord, Cosmo Serie Argento, 2003)

[5] Cartismo (Thomas Carlyle, Liberi Libri, Oche del Campidoglio, 1999)

[6] Lavoro Utile, Fatica Inutile - Bisogni e Piaceri oltre il capitalismo (William Morris, Donizelli Editore, 2009)

[7] William Morris: Opere - (Mario Manieri Elia, Edizioni Laterza, 1985)

[8] William Morris: Romantic to Revolutionary - (Edward P. Thompson, Merlin Press Ltd, 1981)

¹ Guardia Reale bizantina formata unicamente da Vichinghi svedesi, in seguito da Rus'

² Dall'introduzione di  Fascismo Liberale di H.G. Wells (Di Philip Coupland, Journal of Contemporary History, 2000) "... Durante gli anni 30, la teoria rivoluzionaria di H.G.Wells era incentrata sul concetto di "Fascismo Liberale" e dal raggiungimento di un mondo utopico grazie ad una elìte autoritaria [...] " . Aggiungiamo noi che Wells parlò di Fascismo Liberale e illuminato anche in una conferenza ad Oxford : - CLICCA QUI - 

³ Da World Brain (di H.G. Wells, 1938), raccolta di saggi, articoli e discorsi di Wells

⁴ Da Ideali Democratici e Realtà (di Halford Mackinder, 1919)

⁵ Per approfondire: U.S. Civil War: The US-Russian Alliance that Saved the Union di Webster G. Tarpley (Rete Voltaire, 2011)

⁶ Per approfondire: Belgrado, Pioggia di Missili di Vanna Vannuccini (La Repubblica, 1999)

 Approfondimenti collegati

- Open Conspiracy (H.G. Wells, 1928) *LIBRO INTERO*

- Russian Navy visit United States *PUBBLICAZIONE INTERA*

- Il Perno Geografico della Storia (H. Mackinder, 1904) *LIBRO INTERO*

- How Europe Underdeveloped Africa (W. Rodney, 1973) *LIBRO INTERO*